Per una Diamante migliore e una Calabria più forte

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Domenica 16 marzo ho partecipato con grande entusiasmo alla presentazione del Movimento culturale Per una Diamante migliore che ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni comunali che si terranno a maggio di quest’anno.

Non so se è corretto affermare che questo gruppo di giovani stia sfidando il sistema, in fondo del sistema facciamo parte tutti, ma forse è vero se si considera che il sistema con il quale siamo abituati a fare le cose in Calabria, e in particolare a fare politica, di grandi risultati positivi non ne ha prodotto.

La sfida in realtà loro la stanno già vincendo, perché il Movimento lavora da quattro anni sul territorio di Diamante, occupandosi di cultura e valorizzazione dei numerosi capitali che lo abitano (sono un esempio le passeggiate del Movimento che hanno indotto tante persone a camminare per gli splendidi sentieri del vicino Parco del Corvino o ad assaggiare le prelibatezze enogastronomiche diamantine), di cittadinanza attiva e coscienza civile (il famoso volantino con le proposte all’amministrazione comunale reggente per migliorare la gestione del turismo, provare addirittura a suggerire nuove forme per affrontare l’annosa questione del porto turistico a Diamante), insomma un lavoro fatto di attività concrete e tutte realizzate con un solo tipo di costo: il tempo e il lavoro di tutte le persone che ci hanno creduto e di tutti i cittadini che si sono appassionati.

Ascoltare il racconto di queste iniziative durante il loro primo “comizio” elettorale, attraversato da forti emozioni e dall’amore viscerale per un territorio che merita di più, ha creato dentro di me una fortissima sensazione di benessere: se persone come loro che fino a qualche giorno fa vivevano solo la condizione di essere cittadini, ora hanno deciso di essere anche fautori del futuro della propria comunità, vuol dire che la paura di opporsi al sistema sta scemando sempre di più, vuol dire che l’atteggiamento ossequioso verso le famiglie politiche sta iniziando a venire meno.

E’ pur sempre vero che questi giovani dovranno affrontare il problema di chi, con maggiore esperienza getterà fango sulle loro idee definendole “dei guagliuni”, è altrettanto vero che al momento del voto conteranno le famiglie più numerose in un piccolo comune come Diamante, ed è vero che conteranno le promesse e i debiti di “lavoro” verso la vecchia politica… ma in fondo niente di tutto questo è una gabbia senza via d’uscita.

Si è vero, questi giovani non hanno esperienza, ma come loro stessi hanno affermato è forse meglio l’esperienza di chi ha governato fino ad ora senza ottenere alcun buon risultato se non sporadicamente e senza alcuna continuità?

Dal mio punto di vista l’inesperienza è la carta vincente, oggi, se vogliamo ricostruire una politica più sana e pulita, perchè l’inesperienza porta ad essere più oculati nelle scelte e più preoccupati di fare la cosa giusta.

Io, se fossi cittadina di Diamante, sarei felice di avere la possibilità di poter votare per il Movimento “Per una Diamante milgiore”, perchè vorrei osare il cambiamento, vorrei dare una chance a chi ha avuto più coraggio di me nell’essere disponibile a prendersi la responsabilità di occuparsi della “cosa pubblica”, vorrei che fossero persone della mia età a progettare il futuro perchè siamo noi che abbiamo perso quasi tutte le opportunità di essere una classe dirigente e il mondo in cui viviamo è molto diverso da quello di tanti 60enni che governano la politica calabrese.

Con questo non voglio dire che gli anziani debbano uscire dalla politica, ma vorrei vederli nel ruolo di guida ai giovani…se ne sono capaci… vista l’esperienza acquisita.

Fatte tutte le premesse del caso e le solite considerazioni che nulla cambierà mai in Calabria, io comunque consiglierei al “sistema” di non sottovalutate il potenziale di questo Movimento, perchè molti altri sono in atto in Calabria, da sud a nord, da est a ovest…e proprio lì, vicino Diamante, nella ridente Belvedere c’è un movimento di giovani che stanno per affacciarsi alla competizione politica.

E se la rivoluzione partisse da queste piccole comunità, non ci vorrebbe poi molto per assediare anche le istituzioni dei capoluoghi di provincia e della regione con l’aria fresca che viene dal mare.