Fine vita, via libera alla Camera per la proposta di legge

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Oggi alla Camera, in prima lettura, abbiamo approvato la proposta di legge sul fine vita, che non è eutanasia. Qui, infatti, va chiarita una distinzione che spesso i partiti che si oppongono a questa pratica e i media tendono a confondere. L’eutanasia si ha quando una persona procura intenzionalmente la morte di un individuo la cui condizione di vita sia compromessa da una malattia, da menomazione o condizione psichica; il suicidio medicalmente assistito è cosa ben diversa poiché interviene un atto medico e una procedura amministrativa prima di indurre la morte.

Il testo di legge che la Camera ha esaminato in questi mesi e approvato oggi, definisce i limiti entro i quali una persona può richiedere il suicidio medicalmente assistito; vengono fissati i requisiti entro i quali si esercita questa facoltà, ovvero la presenza di una patologia irreversibile e con prognosi infausta o una condizione clinica irreversibile; viene stabilito che la volontà della persona di porre fine alla propria esistenza debba essere espressa in maniera chiara e davanti a dei testimoni; viene istituita una commissione con il compito di esaminare la richiesta e verificare che ci sia la volontà autonoma di chi richiede questa procedura. Inoltre, si prevede la possibilità per il personale medico-sanitario di dichiarare la propria obiezione di coscienza.

Dunque, non è una legge sulla eutanasia e per me che credo nella libertà assoluta di ciascun individuo di decidere della propria vita e soltanto di essa, questo provvedimento rappresenta un passo verso quella direzione.

Un atto di civiltà e di attenzione verso tutte le persone che soffrono e non trovano più dignità nella propria condizione di vita affetta da una grave patologia o da una condizione clinica irreversibile.

Ora il testo passa all’esame del Senato e tutti ci auguriamo che non faccia la fine del ddl Zan.

Lo dobbiamo alla Corte Costituzionale che con la sentenza Cappato sulla vicenda di Dj Fabo ha chiesto al Parlamento di fare il suo lavoro, legiferare in materia; lo dobbiamo a quel milione e duecentomila italiani che hanno sottoscritto la proposta di referendum su eutanasia, lo dobbiamo a chi soffre e nulla di tutto questo significa soffocare la vita, bensì celebrarla lasciando a ciascuno di noi la libertà di decidere sulla propria esistenza.