Care/i tutte/i,
come ormai da tradizione vi scrivo l’ultimo dell’anno per augurare a voi ed ai vostri affetti una buona fine ed un ottimo inizio.
E come sempre aggiungo qualche riflessione. In un Paese dove la pluralità di vedute è vista con occhio sospetto da chi siede nella stanza dei bottoni mi sembra una pratica necessaria.
Il 2025 è stato un anno altalenante nelle emozioni, nelle battaglie, nelle vicende. Politiche e non solo. Un anno di contrasti forti, su più piani e di delusioni: prima fra tutte non essere riusciti a sovvertire in Calabria il regno del monarca Occhiuto che, vistosi indagato, ha gestito a proprio uso e consumo le istituzioni anticipando le elezioni regionali a ridosso dell’estate senza consentire a chi partiva da posizione di svantaggio come le opposizioni di organizzarsi al meglio. Ma gli staremo alle calcagna, non si illuda.
Il quadro, tuttavia, è più ampio e, una volta tanto vorrei partire dalla fine e dalla autocertificazione che il governo Meloni ha rilasciato a sé stesso ed agli italiani. Con l’ultima manovra di Bilancio approvata in queste ore non solo si è dimenticato dei fragili quanto ha gettato la maschera: aumento dell’età pensionabile (sono riusciti persino a peggiorare la Legge Fornero!), taglio orizzontale verso la spesa sociale, la sanità e l’istruzione per 3 miliardi di euro, carrello della spesa fuori controllo e stipendi che non riescono a inseguire il costo della vita. Fanno festa i produttori di armi, visto che gli investimenti guardano tutti o quasi in quella direzione. Questi signori non hanno mantenuto una sola delle promesse per cui hanno vinto le elezioni politiche del 2022. E’ ufficiale.
Il meridione, mortificato dall’Autonomia differenziata, rappresenta la solita maglia nera. Altro che locomotiva economica. Giovani e meno giovani che continuano a partire per trovare una dimensione più dignitosa altrove, sempre più persone che rinunciano a curarsi oppure cittadini che muoiono nel tentativo di curarsi attenendo una ambulanza che non arriverà mai. Si spopolano le nostre aree interne, l’Alta velocità ferroviaria rimane un sogno ma il Ponte sullo Stretto – il cui vetusto e inadeguato progetto è stato bocciato dalla Corte dei Conti – rimane l’unica ambizione di Salvini assorbendo 13 miliardi di euro ovvero tutte le risorse per il Sud. Scelta strategica, eh?
Eppure, dopo tutte queste nubi, deve esserci uno spiraglio all’orizzonte. E segnali forti li abbiamo potuti scorgere dalle piazze e dalle strade di questo Paese dove cittadini come me, come voi, hanno allargato la partecipazione civica e la responsabilità comune. Ho ancora negli occhi la marea umana che fatto sentire la propria vicinanza sincera per il popolo palestinese oppure quelle comunque importanti che hanno ribadito a chi ci governa, dalla Calabria a Roma, che lo Stretto di Messina non si tocca. E poi le iniziative incessanti per rifiutare logiche di guerra, per la sanità, per la libertà di stampa (a proposito voglio rinnovare la mia, la nostra, solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci che per aver posto domande scomode a personaggi scomodi ha ricevuto in dono una bomba sotto casa).
E per le strade, nelle piazze, fra la gente dovremo scendere nuovamente con l’anno entrante per opporci, ad esempio, alla riforma della giustizia proposta dal Ministro Nordio, uno stravolgimento della Costituzione che punta a indebolire giudici e pubblici ministeri di fronte alla politica e ai vari potentati. Possiamo farlo anche virtualmente, vi giro il link del sito del Movimento 5 stelle dove poter approfondire: https://shorturl.at/LfvZg
Inviamo un invito di sfratto al governo Meloni! Non sono invincibili, non hanno un progetto politico ma sono legati solo ed esclusivamente dalla bramosia di poltrone. Rimaniamo opposizione critica e costruttiva, non molliamo.
Ecco, è questo l’augurio migliore da poter fare per l’anno che viene. Continuare a lottare!
Un buon 2026 “battagliero” allora, con affetto
Anna Laura


