Le comunità educanti

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Editoriale di Anna Laura Orrico uscito su L’Altravoce – Quotidiano del Sud il 21/06/26:

“Nelle ultime settimane si discute dei dati emersi dall’indagine di Fondazione Articolo 49 attraverso la piattaforma In Classe presentata alla Camera dei Deputati, che dipingono un quadro a tinte fosche per i nostri giovani e il diritto all’istruzione, soprattutto se declinato come diritto a crescere in un contesto sociale e culturale ricco di opportunità.

I dati di questa analisi ci dicono che da Nord a Sud le nostre ragazze e i nostri ragazzi hanno difficoltà ad accedere all’istruzione e in generale alla cultura, perché le scuole non ci sono più nei centri dove abitano e nel 50% dei casi, come in Calabria, non sono raggiungibili con il trasporto pubblico locale, scarseggiano e chiudono le biblioteche civiche, i musei, i cinema e i teatri, dunque tutti quei luoghi di socialità che sono anche vivace occasione di scambio culturale e apprendimento informale.

Come possiamo sperare che i nostri giovani crescano sviluppando relazioni positive con gli altri e il contesto che li circonda se tale contesto è desertificato dalla mancanza di investimenti per aprire spazi culturali e mantenere operative le scuole soprattutto nelle aree periferiche e interne della nostra penisola?

Per questo, durante il Governo Conte 2, il Movimento 5 stelle propose e istituì le comunità educanti come strumento per rafforzare il ruolo delle scuole mettendole al centro del territorio, riferimento per istituzioni, associazioni, famiglie e imprese in modo da costruire progetti, spazi e opportunità di formazione extra didattica, culturale, sportiva e sociale per i giovani. Recentemente, con un disegno di legge a mia prima firma, abbiamo proposto al Governo Meloni di rendere strutturale l’investimento sulle comunità educanti, in modo da garantire risorse certe a tutti i territori e smettere di far competere le scuole in quello che ormai è diventato un vero e proprio “bandificio”. Purtroppo la risposta ricevuta dalla maggioranza di centrodestra è stata una sonora bocciatura.

Nel frattempo, però, ci lamentiamo che i ragazzi rimangono incollati ai social e si isolano dal mondo, pensando che vietare l’uso dello smartphone sotto i 16 anni o mettendo una sorta di coprifuoco, li salvi dall’oblio. La verità è che sono gli adulti a fare le scelte sbagliate: quando si decide di investire 14 miliardi in armi così come avvenuto con l’ultima Legge di bilancio, tagliando le risorse alla cultura e all’istruzione, si sceglie di costruire un mondo rivolto verso le paure e di non garantire a tutti i giovani le stesse opportunità di crescita, perché le disuguaglianze territoriali in termini di accesso alla cultura e all’istruzione sono fin troppo cristallizzate.

Cosa fare, dunque? La risposta è tanto semplice quanto di difficilissima attuazione, ma solo perché è evidente che la cultura genera potere e indipendenza nelle persone. Leggere un libro, ascoltare una lezione in una biblioteca, attraversare un piccolo museo e trasformarlo anche in un luogo di confronto sui temi che stanno a cuore ai nostri ragazzi, è un modo pericolosissimo di rendere libere e pensanti le nuove generazioni.

Allora chiediamoci se davvero vogliamo costruire una società migliore di quella attuale, perché da questa risposta dipendono le scelte politiche dei prossimi anni su come l’intelligenza artificiale declinerà i bisogni dei nostri ragazzi, le loro opportunità di futuro e anche la loro capacità di stare al mondo. Non perdiamo tempo a imporre divieti, costruiamo spazi culturali, apriamo le porte dei luoghi della cultura e finanziamo seriamente la produzione culturale in un Paese che è talmente ricco di saperi da non rendersene conto”.