Borghi alla riscossa. Quando piccolo e bello diventa anche utile e ricercato

No, non sono solo luoghi di villeggiatura. Non solo o meglio, considerati i tempi, non più. Si, stiamo parlando dei borghi italiani. Che, ai tempi del Covid-sars2, non sono più così piccini e così carini e basta. Spesso dimenticati dai servizi e dalle infrastrutture, da riscoprire per qualche gita fuori porta o poco più. Spesso al sud.

Ma i borghi, rappresentano ormai, come vado dicendo da tempo, una risorsa ed una opportunità. Per chi arriva da fuori e per chi ci vive.

C’è chi, infatti, come nel piccolo paesino di Ollolai (solo milleduecento abitanti), in Sardegna, si è rimboccato le maniche. Prima hanno venduto le case del centro storico alla cifra simbolica di un euro con l’unico vincolo, per gli acquirenti, di ristrutturarle. Risultato: 2500 aspiranti nuovi cittadini. E poi, guadagnato il clamore mediatico è arrivata anche la produzione di un reality olandese (“Ollolanda”) con delle coppie trasferitesi in Barbagia.

Ora, il comune – ci raccontano sul “Corriere della Sera” – è divenuto meta di smart worker provenienti dalle grandi città, l’economia locale pare rivitalizzata e vogliono creare un’area coworking, un centro polifunzionale, spazi culturali e informativi essendo mutati usi e consumi.

Anche il mercato degli immobili è rinato con l’interesse di compratori stranieri, inglesi per la precisione.

Ma c’è un altro esempio tutto italiano venuto fuori ultimamente sulle pagine del “Sole 24 Ore” che merita di essere ricordato.

Si sa che lavorare da remoto oltre ad essere spesso necessario sta divenendo abitudine per molte aziende. Bene, la necessità di trovare un ambiente comodo e funzionale per lavorare lontano dalla classica scrivania e lontano da casa ha ispirato la startup pisana HQVillage che ha deciso di valorizzare e riqualificare i borghi italiani, in particolar modo quelli che più hanno sofferto per lo spopolamento, trasformandoli in sedi aziendali alternative attraverso una rete di proprietari immobiliari e l’offerta di un’ampia offerta di servizi.

In sostanza, una piattaforma che cerca il punto d’incontro fra gli interessi di lavoratori che riscoprono il piacere di una vita meno stressante all’aria buona ed in luoghi che trasudano bellezza e piccoli proprietari immobiliari che vedono valorizzate abitazioni in disuso con un ritorno economico per tutto il territorio.

Il Piemonte, la Toscana e la mia Calabria sono le prime regioni dove il progetto è stato avviato e l’obiettivo è quello di arrivare, entro la fine di quest’anno, a 300 lavoratori in tre borghi dello Stivale.

Mica male, no?