Zes, quell’opportunità chiamata Sud

Zes è l’acronimo che sta per Zona Economica Speciale e con esso si indicano delle aree geografiche specifiche collocate lungo le traiettorie marittime del commercio internazionale. Per questo motivo le ZES si trovano per lo più in prossimità dei porti presenti nel Sud Italia con l’obiettivo di favorire lo sviluppo economico attraverso il potenziamento del ruolo logistico di un’area del Paese che, come tutti sanno, si trova al centro del mar Mediterraneo.

Istituite nel 2017 stentano ancora a decollare poiché come sempre mancano all’appello tutti gli elementi amministrativi necessari per renderle operative. Le Zes hanno, infatti, bisogno di un Commissario e di un comitato di indirizzo i cui membri siano nominati dal Governo e dalle Regioni nelle quali sono ubicate. Obiettivo di queste ultime è attrarre investimenti stranieri, e non, attraverso vantaggi fiscali e burocratici: circostanza a mio avviso realizzabile a patto che ci si organizzi per pianificare con intelligenza la tipologia di capitali da attrarre e si metta in piedi un ufficio che operativamente guidi le imprese ad investire agevolmente per lo sviluppo di queste aree.

Attualmente abbiamo ZES in Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Molise. I tre porti principali di queste ZES sono Gioia Tauro, Napoli e Taranto poiché, come già detto, si collocano sulle rotte commerciali della Cina verso l’occidente, ovvero il Nord Europa e l’America.

Proprio per queste ragioni sarebbe importante che questi porti con i loro retro porti diventassero dei veri e propri hub della logistica in grado di fornire tutti i servizi per lo stoccaggio e il trasporto delle merci. Gli hub potrebbero non solo potenziare le vocazioni produttive delle aree circostanti, ma essere sviluppati anche come spazi per l’innovazione tecnologica nel campo della logistica, così come della commercializzazione e dello sviluppo di servizi in grado di rafforzare le aziende esistenti così come favorire l’insediamento di startup e centri di ricerca avanzati in ottica anche di green economy. Non possiamo poi dimenticare che alcune delle aree incluse nelle ZES hanno una potenziale vocazione turistica che può essere implementata favorendo così destagionalizzazione e una gestione allargata dei flussi turistici che il Mezzogiorno ancora non riesce ad intercettare al meglio e a redistribuire verso l’entroterra ricco di opportunità sul piano culturale, paesaggistico ed enogastronomico.

Le Zes, dunque, vanno lette e interpretate come uno strumento non solo in grado di cogliere le opportunità che offrono le grandi rotte commerciali internazionali, ma anche come veri e propri centri/hub per costruire sistemi economicamente virtuosi che finalmente mettano il Sud Italia nelle condizioni di impegnare al meglio il potenziale umano e di risorse che offre il territorio.

Solo con un Sud protagonista nel Mediterraneo potremo offrire maggiore forza al resto del Paese poiché tutte le filiere hanno bisogno di servizi e materie prime, dunque perché non lavorare intensamente affinché tutto questo accada proprio dove naturalmente esiste questa vocazione?

 

(Photo credit: Gazzetta del Sud)