L’eccellenza del made in Italy al Salone del Mobile incontra l’Industria 4.0

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L’eccellenza della produzione manifatturiera italiana e l’innovazione digitale. Un connubio che restituisce grandi soddisfazioni a quanti hanno avuto il coraggio di crederci, seguire l’evoluzione dei tempi, adattarsi ai tanti cambiamenti del mondo globalizzato per correre più forte dei competitor internazionali. Il comparto dell’arredo-design made in Italy si erge a leader su scala planetaria in termini di qualità e bellezza. Ma non solo, poiché i risultati del mercato e delle capacità competitive parlano chiaro. A conti fatti -secondo i dati di FederlegnoArredo- enumera qualcosa come ventinovemila aziende (tutte di dimensioni “contenute” con un fatturato fra 2 e 2,5 milioni di euro) e nel 2017 ha raggiunto un valore della produzione di 26,9 miliardi di euro con una crescita complessiva del 2,1%, che vede ancora nelle esportazioni la sua principale capacità di sviluppo (+3,1%). Sebbene anche il mercato interno abbia attestato la ripresa avviata nel 2015, con un incremento dell’1,6%, vicino, cioè, ai 17 miliardi di valore. Una vitalità che ben si può constatare, e ammirare, nel Salone del Mobile di Milano che proprio in questi giorni ha aperto i battenti con la sua 57esima edizione, confermandosi punto di riferimento inossidabile. Un successo, dunque, che poggia su solide basi fatte di tradizione ed esperienza, ma anche, come si diceva, nella volontà di proiettarsi nel futuro. Volendo sintetizzare e citare il Sole 24 Ore che in un esauriente report di Giovanna Mancini racconta prospettive e vicende del settore: “i risultati degli investimenti in digitalizzazione, prodotti innovativi e linee produttive hitech sono in vetrina in fiera e nel Fuorisalone, ammirati da una folla di buyer esteri”. Ecco, allora, che per capire meglio, ci vengono in soccorso sempre i dati di FederlegnoArredo: il 37% delle aziende associate, nel 2017, ha investito in ricerca e sviluppo, ed il 29% dichiara di volerlo fare anche nel 2018. Inoltre, il 49% ha realizzato investimenti per rendere più efficace la produzione. Insomma, pare che il design tricolore abbia imboccato il viale dell’Industria 4.0 interpretando la crisi come trampolino di lancio e non soltanto come un ostacolo insormontabile. Un trend che rappresenta concretamente una delle priorità del Programma per la qualità della vita del MoVimento 5 stelle. Un cardine strategico -fra l’altro uno di quelli che mi hanno convinto a mettermi in gioco- che si è trasformato in convincimento politico, e che in campagna elettorale ho divulgato con più forza rispetto ad altri temi poiché ritengo che la priorità da riservare all’Impresa 4.0, con gli strumenti giusti, con gli investimenti giusti immaginati dal MoVimento, darà un impulso adeguato, e vincente, alla produttività del nostro Paese. Le nuove tecnologie hanno infatti capovolto lo scenario, mutando le modalità di acquisto dei consumatori, soprattutto in quei mercati, come Stati Uniti e Cina, che per le imprese italiane sono i più appetibili: i primi, lo scorso anno, hanno acquistato mobili dall’Italia per 950 milioni di euro, i secondi per 400. Non bisogna ovviamente valutare soltanto il web come canale di vendita in rapida crescita (che macina comunque il 7% dell’export digitale di prodotti italiani e il 6,4% delle esportazioni complessive di mobili), ma avvertire la necessità e comprendere la possibilità di servirsi degli strumenti digitali per avventurarsi in uno storytelling dei brand e delle aziende più fascinoso ed approfondito, dunque decisivo per pubblicizzare, ai potenziali consumatori, i valori e l’identità delle imprese stesse. Anche se, dicono gli addetti ai lavori, maggiori sforzi debbono ancora essere fatti nella distribuzione. Che dovrebbe essere in grado di integrare la rete vendite tradizionale con l’e-commerce (addirittura via smartphone!), ma anche con il canale del “contract”, ovvero dell’intero progetto, come si suol dire, “chiavi in mano”, modalità sempre più in voga.  La Smart Nation, allora, prospettata dal MoVimento 5 stelle ad imprenditori e operatori che, come me, si guadagnano da vivere con l’innovazione digitale potrebbe non essere così lontana. Le attitudini del tessuto sano dell’imprenditoria italiana ed una certa visione politica delle dinamiche produttive che tengano a mente il nuovo lavoro ed i nuovi lavori, potrebbero -ce lo auguriamo e lavoreremo per questo- fare il resto colmando il tratto mancante per raggiungere le nazioni prime della classe nel campo dell’innovazione digitale.

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